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DOVE FINISCONO LE DONAZIONI OCCIDENTALI?

di Gianluca Di Feo e Stefania Maurizi

Pubblicato su l'Espresso, 14 ottobre 2010

(http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Dove-finiscono-le-donazioni-occidentali/2136407)

Ma i soldi dove sono finiti? Uno dei problemi che affligge l'Afghanistan è la difficoltà nel trasformare le sovvenzioni per la ricostruzione in opere concrete. Gran parte dei fondi infatti si fermano a Kabul e scompaiono nei meandri dei ministeri, dove i dignitati del governo Karzai vengono spesso accusati di corruzione. I file di Wikileaks contengono il verbale di una riunione condotta al ministero delle Finanze per discutere sulle sorti di una strada che dovrà unire Herat, la capitale del distretto affidato agli italiani, e Dowshi. Un'arteria fondamentale perché "attraversa una delle zone più povere del paese".

Un rappresentante dell'alto comando Nato sollecita la realizzazione dell'opera: in particolare la reputa importante per scacciare i talebani dall'area di Ghor. Spiega che il governatore locale ha sollecitato le autorità Usa a stanziare i fondi e far partire il cantiere. "Se avete bisogno di denaro potere rivolgervi all'Italia e al Giappone, anche la Corea è interessata a sostenere queste opere".

L'Italia poi in quella sede conferma di volere donare i soldi per la strada tra Bamyan e Kabul, attraverso la provincia di Wardak. Ma a quel punto nasce un dibattito su un punto chiave: che fine hanno fatto i fondi già consegnati ai ministri di Kabul lo scorso anno? Il ministero delle Finanze replica: "Lo scorso anno abbiamo stanziato 890 milioni di dollari, il resto servirà per la prossima stagione". Ma solo il 60 per cento delle donazioni occidentali risulta essere stato speso: gli altri quattrini dove stanno? Si tratta di oltre mezzo miliardo di euro. "Sono tornati nelle casse centrali, li spenderemo quando arriverà la primavera", assicurano gli uomini di Karzai.

Gli americani - stando a quanto riporta il dossier - sono soddisfatti della riunione. Ma concludono che bisogna tenere gli occhi aperti e vigilare su quanti soldi vengono realmente investiti per le strade ed è necessario che le arterie non vengano costruite altrove. Perché le opere deviate sono frequenti in Afghanistan: i fondi non finanziano i cantieri utili ma quelli sorti nei territori dei dignitari più vicini al governo. E in questo la cronaca da Kabul somiglia moltissimo alle storia delle cricche italiane.